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Hotel Garden
Via Roberto, 10
 (50 mt. dal mare)
18012 Bordighera (IM)

Tel. 0184.264462
 Fax 0184.261344

Partita IVA : IT00939600086

info@hotelgardenbordighera.com

Giardino Esotico Pallanca

Subito dopo la galleria di Punta Migliarese, ecco un ripido pendio roccioso a picco sul mare, con fasce e terrazze popolate da splendide piante. E' il Giardino Esotico Pallanca, spettacolare monumento naturalistico realizzato dai discendenti di Bartolomeo Pallanca, giovanissimo"bocia" e poi collaboratore di Lodovico Winter. Vi sono tremiladuecento specie di piante. Spicca la preziosa collezione di cactus e succulente, la più importante d'Italia e una delle più importanti d' Europa. La pianta più antica - una "Copiapoa" originaria del Cile, che cresce sulle pendici delle Ande - ha trecento anni. Il Giardino Esotico Pallanca ben si può considerare come l'erede del Giardino Moreno.

Il Lungomare Argentina

Un rettilineo lungo due chilometri che corre tra la ferrovia e la spiaggia, fiancheggiato da splendidi filari di "Araucaria excelsa" e da variopinti giardini con piante grasse e fiori.
Il magnifico Lungomare Argentina, così chiamato perché inaugurato da Evita Perón, la moglie del dittatore argentino che trascorse a Bordighera una giornata del luglio 1947; una presenza vissuta come "auspicio" della rinascita turistica della città nel dopoguerra.

Il Lungomare Argentina è la passeggiata mare pedonale più lunga della riviera.

Da qui si ammira il "panorama incomparabile" descritto da Edward e Margaret Berry. Lo sguardo abbraccia la costa fino alla rocca della Turbie, ai grattacieli di Montecarlo, al promontorio di Cap Ferrat e oltre. Nel Chiosco della Musica, lungo la passeggiata, si tenevano tre concerti alla settimana.



Il Sentiero del Beodo


"Ecco una delle passeggiate più entusiasmanti di Bordighera, che ogni artista non può dimenticare",
esclamava Charles Garnier: " una successione ininterrotta di tanti angoli nei quali si armonizzano forma ed eleganza."

E' la passeggiata lungo il percorso dell'antico canale dell'acquedotto (béodo) che portava in città l'acqua potabile e per l'irrigazione. Alimentava una cisterna (oggi coperta) scavata al centro della Piazza Padre Giacomo Viale. Il béodo riforniva d'acqua le case, le fontane, i frantoi, i lavatoi pubblici, fino ai giardini e agli orti della città bassa. Il sentiero parte poco oltre la Città Alta (verso la Via dei Colli), passa sotto un tunnel, risale la Valle del torrente Sasso per una vecchia mulattiera; procede a mezza costa, lungo le fasce sostenute da muri a secco, tra mimose e ginestre, olivi, piante grasse e ciuffi di palme. Nel primo tratto domina la costa, quindi svolta verso l'interno, fino a raggiungere la piccola frazione di Sasso.

La chiesina Del Carmelo

La Cappella della Madonna del Carmelo di Bordighera risale al 1790 circa e fu eretta per iniziativa del Sindaco della città Giacomo Maria Giribaldi (1763-1850). Sensibile alle aspettative dei primi abitanti della "nuova" Bordighera, quella cioè del "Borgo Marina", egli volle mettere a disposizione un'area attigua alla casa dei suoi antenati, sulla tradizionale Piazza Mazzini, per farvi costruire un chiesetta che servisse alle necessità dei suoi concittadini per le funzioni religiose senza doversi recare nella lontana chiesa parrocchiale della Città Alta. Sorse così il piccolo tempio che venne dedicato alla Madonna del Carmelo e ottenne presto dalle Autorità Ecclesiastiche ogni privilegio.

Nella facciata principale, orientata verso l'attuale Piazza Mazzini, si trova un pregevole fregio floreale in stucco che contorna uno stemma Mariano e che è sovrastato da un rosone adornato da vetrata policroma. Sopra il rosone una lastra di gesso con la dicitura"DECOR CARMELI"; più in alto un fregio richiama l'antica configurazione architettonica della facciata con due finestrelle e una piccola cella campanaria in posizione centrale sormontata da una croce. Nella parte inferiore della facciata è rimasto il portone originale in legno, a due ante.

All'interno, nonostante la sostituzione della volta con un soffitto piano, rimane uno spazio ben proporzionato minuto e raccolto, esaltato dalle linee morbide delle decorazioni e degli stucchi e dai dipinti di pregio. Nel pavimento originale in ardesia, sono inserite le lapidi in memoria di antenati della famiglia Giribaldi. Sopra l'altare una grande nicchia accoglie la statua della Madonna del Carmelo col Bambino; ai lati due statue in gesso originali di San Giuseppe e Sant' Erasmo. Sulle pareti laterali nel presbiterio vi sono due dipinti ad olio raffiguranti San Giovanni Battista e San Francesco. Sulle pareti dell'aula sono applicati dipinti più piccoli. Il 5 ottobre 1996 il Ministero dei Beni Culturali ed Ambientali ha emesso un decreto con il quale la Chiesa del Carmelo è stata dichiarata" bene di interesse particolarmente importante e come tale sottoposto a tutte le disposizioni contenute nella Legge 1.6.1939 n.1089". (Dalla relazione storico-artistica del Ministero per i Beni Culturali ed Ambientali).


Le Due Torri

Proseguendo per Via dei Colli, si arriva all'altezza del casello dell'autostrada. Due torri cinquecentesche dominano la città dall'alto. "Di qui" - racconta Linda White Villari - "si vigilava in continuazione sulle imbarcazioni sospette.". Erano le temutissime navi dei pirati turchi, avvistate dalle vedette e segnalate ai paesi vicini. La prima torre si trova in Località Sapergo, di fronte al borgo di Sasso; la seconda poco più distante, verso ponente, svetta all'interno di un parco privato: e' la Torre dei Mostaccini, accanto alla quale è stata costruita, in epoca moderna, ma in stile antico rinascimento marchigiano, un'elegante villa il cui profilo si staglia nel cielo di Bordighera. Quassù salì Claude Monet per dipingere uno dei suoi più famosi paesaggi di Bordighera: la città vecchia incorniciata dai rami di ulivo, conservato all'Art Institute di Chicago.


L' Osteria del mattone

La strada tagliata nella roccia, dove crescono agavi e aloe, prosegue verso Ospedaletti. Al numero 22 la "Casa del Mattone". Oggi è una semplice abitazione privata, colorata di rosa, circondata da un bel giardino ricco di piante. Era questa la leggendaria Osteria del Mattone dove il Dottor Antonio ricoverò miss Lucy dopo l'incidente. "Una casetta sulla strada maestra così chiamata" - racconta Giovanni Ruffini nel romanzo - " non sappiamo se per il suo color rossiccio oppure perchè sorgeva sull'antico posto di una fornace di mattoni". I primi turisti inglesi, ricorda Edmondo de Amicis, "cercavano tutti la rifatta Osteria del Mattone, dove fu portata la dolce miss Lucy con la gamba rotta".


Madonna della Ruota




Subito dopo la Casa del Mattone, al numero 28, un elegante cancello di ferro battuto e dorato chiude l'accesso ad una strada privata che scende a una villa sul mare, immersa in un magnifico parco.
E' qui che Lodovico Winter aveva realizzato l'altro suo celebre giardino-vivaio, riprodotto in tante cartoline illustrate dell'epoca: un'immagine che contribuì alla diffusione della fama esotica di Bordighera in tutta Europa. "Uno show-garden, d'alta classe" lo definisce Viacava: "era per Winter la sua casa, il suo giardino di sogno, il vivaio delle sue palme più belle, e, indubbiamente il luogo di rappresentanza per le sue attività commerciali.

Sant'Ampelio

La Chiesa di Sant' Ampelio

da "Bordighera" di A. Besio, fotografia di Claudio Feltrin.

Una piccola chiesa costruita sugli scogli, come una sentinella che sorveglia l'ingresso alla città da levante. Capo Sant'Ampelio è il promontorio più meridionale della Liguria e dell'Italia Settentrionale (si trova alla stessa latitudine di Pisa).

Sant'Ampelio, patrono di Bordighera, secondo la leggenda era un anacoreta che approdò qui nel V secolo dal deserto della Tebaide, portando in dono i semi delle prime palme da dattero. Ampelio viveva in una grotta tra gli scogli. "Un palinsesto di dieci secoli di storia", ha definito la chiesa l'archeologo Nino Lamboglia. L'edificio attuale, in stile romanico, risale all'XI secolo. Dipendeva dalla potente abbazia benedettina di Montmajour, in Provenza. Venne modificata nel XV e XVII secolo e restaurata nel 1884.

Facciata e campanile sono moderni. All'altare, una statua del santo del XVII secolo. La cripta, a due absidi, dotata di feritorie basse e inclinate, conserva un blocco squadrato di pietra della Turbie (la rocca che domina il Principato di Monaco). Questa pietra, secondo la leggenda, sarebbe stata il povero e scomodissimo "letto del santo", dove Ampelio si addormentò il 5 ottobre del 428. Nel 1140 la Repubblica di Genova, per punire gli abitanti colpevoli di un'insurrezione, trasferì le reliquie del santo nella vicina e fedele Sanremo, dove furono collocate nella chiesa di Santo Stefano, gestita dai frati benedettini genovesi.

Nel 1258 ancora un trasloco, stavolta direttamente a Genova, nell'abbazia di Santo Stefano, dove Ampelio - secondo la leggenda - fabbro di mestiere, divenne il protettore dei fabbri ferrai. Nel 1947 l'arcivescovo di Genova Giuseppe Siri restituì le ossa del Santo a Bordighera.

Ampelio tornò a casa il 16 agosto, così com'era arrivato, per mare. Fu portato in processione, tra due ali di folla, fino alla Chiesa della Maddalena, dove riposa. I festeggiamenti patronali hanno luogo il 14 maggio, memoria della traslazione delle reliquie da Sanremo a Genova, nel 1258. Il 14 maggio oltre le celebrazioni religiose si tengono il ballo in piazza E. De Amicis e lo spettacolo pirotecnico. Presso la chiesetta, sul lato a monte della strada, il monumento della Regina Margherita, opera (1939) dello scultore Italo Griselli (1880-1950), vincitore di un importante concorso nazionale.

Villa Mariani

Dalla Città Alta, per la Via dei Colli, una bella strada residenziale panoramica, si sale sulla cresta della collina, verso il casello dell'autostrada.

Dopo le prime curve, all'altezza di Via Fontana Vecchia, un cancello aperto su un magnifico uliveto porta alla Villa di Pompeo Mariani, il pittore lombardo (Monza 1857 - Bordighera 1927), che fu uno dei protagonisti della vita artistica di Bordighera tra Otto e Novecento. Qui, nel 1908, acquistò questa elegante villa tra gli ulivi, attribuita a Charles Garnier. Nel 1911, Mariani fece costruire dall'architetto Rodolfo Winter (figlio del giardiniere Lodovico Winter) un atelier tra gli alberi, battezzato "La Specola". Qui venivano a trovarlo i numerosi amici e ammiratori, tra cui la Regina Margherita. Mariani, buon pittore di stile impressionista, lavorò intensamente tra la Riviera Ligure e il Principato di Monaco, realizzando numerosissimi quadri e bozzetti di soggetto paesaggistico e mondano. La Specola, restaurata, è diventata sede della fondazione Pompeo Mariani.

 
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