
Hotel Garden
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(50 mt. dal mare)
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Giardino Esotico Pallanca
Subito dopo la galleria di Punta Migliarese, ecco
un ripido pendio roccioso a picco sul mare, con
fasce e terrazze popolate da splendide piante. E'
il Giardino Esotico Pallanca, spettacolare
monumento naturalistico realizzato dai discendenti
di Bartolomeo Pallanca, giovanissimo"bocia" e poi
collaboratore di Lodovico Winter. Vi sono
tremiladuecento specie di piante. Spicca la
preziosa collezione di cactus e succulente, la più
importante d'Italia e una delle più importanti d'
Europa. La pianta più antica - una "Copiapoa"
originaria del Cile, che cresce sulle pendici
delle Ande - ha trecento anni. Il Giardino Esotico
Pallanca ben si può considerare come l'erede del
Giardino Moreno. |
Il
Lungomare Argentina
Un
rettilineo lungo due chilometri che corre tra la
ferrovia e la spiaggia, fiancheggiato da splendidi
filari di "Araucaria excelsa" e da variopinti
giardini con piante grasse e fiori.
Il magnifico Lungomare Argentina, così chiamato
perché inaugurato da Evita Perón, la moglie del
dittatore argentino che trascorse a Bordighera una
giornata del luglio 1947; una presenza vissuta
come "auspicio" della rinascita turistica della
città nel dopoguerra.
Il
Lungomare Argentina è la passeggiata mare pedonale
più lunga della riviera.
Da qui si ammira il "panorama incomparabile"
descritto da Edward e Margaret Berry. Lo sguardo
abbraccia la costa fino alla rocca della Turbie,
ai grattacieli di Montecarlo, al promontorio di
Cap Ferrat e oltre. Nel Chiosco della Musica,
lungo la passeggiata, si tenevano tre concerti
alla settimana. |
Il Sentiero del Beodo
"Ecco una delle passeggiate più entusiasmanti di
Bordighera, che ogni artista non può
dimenticare",
esclamava Charles Garnier:
" una successione
ininterrotta di tanti angoli nei quali si
armonizzano forma ed eleganza."
E' la passeggiata lungo il percorso dell'antico
canale dell'acquedotto (béodo) che portava in
città l'acqua potabile e per l'irrigazione.
Alimentava una cisterna (oggi coperta) scavata al
centro della Piazza Padre Giacomo Viale. Il béodo
riforniva d'acqua le case, le fontane, i frantoi,
i lavatoi pubblici, fino ai giardini e agli orti
della città bassa. Il sentiero parte poco oltre la
Città Alta (verso la Via dei Colli), passa sotto
un tunnel, risale la Valle del torrente Sasso per
una vecchia mulattiera; procede a mezza costa,
lungo le fasce sostenute da muri a secco, tra
mimose e ginestre, olivi, piante grasse e ciuffi
di palme. Nel primo tratto domina la costa, quindi
svolta verso l'interno, fino a raggiungere la
piccola frazione di Sasso. |
La
chiesina Del Carmelo
La
Cappella della Madonna del Carmelo di Bordighera
risale al 1790 circa e fu eretta per iniziativa
del Sindaco della città Giacomo Maria Giribaldi
(1763-1850). Sensibile alle aspettative dei primi
abitanti della "nuova" Bordighera, quella cioè del
"Borgo Marina", egli volle mettere a disposizione
un'area attigua alla casa dei suoi antenati, sulla
tradizionale Piazza Mazzini, per farvi costruire
un chiesetta che servisse alle necessità dei suoi
concittadini per le funzioni religiose senza
doversi recare nella lontana chiesa parrocchiale
della Città Alta. Sorse così il piccolo tempio che
venne dedicato alla Madonna del Carmelo e ottenne
presto dalle Autorità Ecclesiastiche ogni
privilegio.
Nella facciata principale, orientata verso
l'attuale Piazza Mazzini, si trova un pregevole
fregio floreale in stucco che contorna uno stemma
Mariano e che è sovrastato da un rosone adornato
da vetrata policroma. Sopra il rosone una lastra
di gesso con la dicitura"DECOR CARMELI"; più in
alto un fregio richiama l'antica configurazione
architettonica della facciata con due finestrelle
e una piccola cella campanaria in posizione
centrale sormontata da una croce. Nella parte
inferiore della facciata è rimasto il portone
originale in legno, a due ante.
All'interno, nonostante la sostituzione della
volta con un soffitto piano, rimane uno spazio ben
proporzionato minuto e raccolto, esaltato dalle
linee morbide delle decorazioni e degli stucchi e
dai dipinti di pregio. Nel pavimento originale in
ardesia, sono inserite le lapidi in memoria di
antenati della famiglia Giribaldi. Sopra l'altare
una grande nicchia accoglie la statua della
Madonna del Carmelo col Bambino; ai lati due
statue in gesso originali di San Giuseppe e Sant'
Erasmo. Sulle pareti laterali nel presbiterio vi
sono due dipinti ad olio raffiguranti San Giovanni
Battista e San Francesco. Sulle pareti dell'aula
sono applicati dipinti più piccoli. Il 5 ottobre
1996 il Ministero dei Beni Culturali ed Ambientali
ha emesso un decreto con il quale la Chiesa del
Carmelo è stata dichiarata" bene di interesse
particolarmente importante e come tale sottoposto
a tutte le disposizioni contenute nella Legge
1.6.1939 n.1089". (Dalla relazione
storico-artistica del Ministero per i Beni
Culturali ed Ambientali). |
Le Due Torri
Proseguendo per Via dei Colli, si arriva
all'altezza del casello dell'autostrada. Due torri
cinquecentesche dominano la città dall'alto. "Di
qui" - racconta Linda White Villari - "si vigilava
in continuazione sulle imbarcazioni sospette.".
Erano le temutissime navi dei pirati turchi,
avvistate dalle vedette e segnalate ai paesi
vicini. La prima torre si trova in Località
Sapergo, di fronte al borgo di Sasso; la seconda
poco più distante, verso ponente, svetta
all'interno di un parco privato: e' la Torre dei
Mostaccini, accanto alla quale è stata costruita,
in epoca moderna, ma in stile antico rinascimento
marchigiano, un'elegante villa il cui profilo si
staglia nel cielo di Bordighera. Quassù salì
Claude Monet per dipingere uno dei suoi più famosi
paesaggi di Bordighera: la città vecchia
incorniciata dai rami di ulivo, conservato all'Art
Institute di Chicago. |
L' Osteria del mattone
La
strada tagliata nella roccia, dove crescono agavi
e aloe, prosegue verso Ospedaletti. Al numero 22
la "Casa del Mattone". Oggi è una semplice
abitazione privata, colorata di rosa, circondata
da un bel giardino ricco di piante. Era questa la
leggendaria Osteria del Mattone dove il Dottor
Antonio ricoverò miss Lucy dopo l'incidente. "Una
casetta sulla strada maestra così chiamata" -
racconta Giovanni Ruffini nel romanzo - " non
sappiamo se per il suo color rossiccio oppure
perchè sorgeva sull'antico posto di una fornace di
mattoni". I primi turisti inglesi, ricorda Edmondo
de Amicis, "cercavano tutti la rifatta Osteria del
Mattone, dove fu portata la dolce miss Lucy con la
gamba rotta". |
Madonna della Ruota

Subito dopo la Casa del Mattone, al numero 28, un
elegante cancello di ferro battuto e dorato chiude
l'accesso ad una strada privata che scende a una
villa sul mare, immersa in un magnifico parco.
E' qui che Lodovico Winter aveva realizzato
l'altro suo celebre giardino-vivaio, riprodotto in
tante cartoline illustrate dell'epoca: un'immagine
che contribuì alla diffusione della fama esotica
di Bordighera in tutta Europa. "Uno show-garden,
d'alta classe" lo definisce Viacava: "era per
Winter la sua casa, il suo giardino di sogno, il
vivaio delle sue palme più belle, e, indubbiamente
il luogo di rappresentanza per le sue attività
commerciali. |
Sant'Ampelio
La Chiesa
di Sant' Ampelio
da
"Bordighera" di A. Besio, fotografia di Claudio
Feltrin.

Una piccola chiesa costruita sugli scogli, come
una sentinella che sorveglia l'ingresso alla città
da levante. Capo Sant'Ampelio è il promontorio più
meridionale della Liguria e dell'Italia
Settentrionale (si trova alla stessa latitudine di
Pisa).
Sant'Ampelio, patrono di Bordighera, secondo la
leggenda era un anacoreta che approdò qui nel V
secolo dal deserto della Tebaide, portando in dono
i semi delle prime palme da dattero. Ampelio
viveva in una grotta tra gli scogli. "Un
palinsesto di dieci secoli di storia", ha definito
la chiesa l'archeologo Nino Lamboglia. L'edificio
attuale, in stile romanico, risale all'XI secolo.
Dipendeva dalla potente abbazia benedettina di
Montmajour, in Provenza. Venne modificata nel XV e
XVII secolo e restaurata nel 1884.
Facciata e campanile sono moderni. All'altare, una
statua del santo del XVII secolo. La cripta, a due
absidi, dotata di feritorie basse e inclinate,
conserva un blocco squadrato di pietra della
Turbie (la rocca che domina il Principato di
Monaco). Questa pietra, secondo la leggenda,
sarebbe stata il povero e scomodissimo "letto del
santo", dove Ampelio si addormentò il 5 ottobre
del 428. Nel 1140 la Repubblica di Genova, per
punire gli abitanti colpevoli di un'insurrezione,
trasferì le reliquie del santo nella vicina e
fedele Sanremo, dove furono collocate nella chiesa
di Santo Stefano, gestita dai frati benedettini
genovesi.
Nel 1258 ancora un trasloco, stavolta direttamente
a Genova, nell'abbazia di Santo Stefano, dove
Ampelio - secondo la leggenda - fabbro di
mestiere, divenne il protettore dei fabbri ferrai.
Nel 1947 l'arcivescovo di Genova Giuseppe Siri
restituì le ossa del Santo a Bordighera.
Ampelio tornò a casa il 16 agosto, così com'era
arrivato, per mare. Fu portato in processione, tra
due ali di folla, fino alla Chiesa della
Maddalena, dove riposa. I festeggiamenti patronali
hanno luogo il 14 maggio, memoria della
traslazione delle reliquie da Sanremo a Genova,
nel 1258. Il 14 maggio oltre le celebrazioni
religiose si tengono il ballo in piazza E. De
Amicis e lo spettacolo pirotecnico. Presso la
chiesetta, sul lato a monte della strada, il
monumento della Regina Margherita, opera (1939)
dello scultore Italo Griselli (1880-1950),
vincitore di un importante concorso nazionale.
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Villa Mariani
Dalla
Città Alta, per la Via dei Colli, una bella strada
residenziale panoramica, si sale sulla cresta
della collina, verso il casello dell'autostrada.
Dopo le prime curve, all'altezza di Via Fontana
Vecchia, un cancello aperto su un magnifico
uliveto porta alla Villa di Pompeo Mariani, il
pittore lombardo (Monza 1857 - Bordighera 1927),
che fu uno dei protagonisti della vita artistica
di Bordighera tra Otto e Novecento. Qui, nel 1908,
acquistò questa elegante villa tra gli ulivi,
attribuita a Charles Garnier. Nel 1911, Mariani
fece costruire dall'architetto Rodolfo Winter
(figlio del giardiniere Lodovico Winter) un
atelier tra gli alberi, battezzato "La Specola".
Qui venivano a trovarlo i numerosi amici e
ammiratori, tra cui la Regina Margherita. Mariani,
buon pittore di stile impressionista, lavorò
intensamente tra la Riviera Ligure e il Principato
di Monaco, realizzando numerosissimi quadri e
bozzetti di soggetto paesaggistico e mondano. La
Specola, restaurata, è diventata sede della
fondazione Pompeo Mariani. |
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